venerdì, 26 ottobre 2007

 

"Giorno dopo giorno l'amore ingrigisce

Come la pelle d'un moribondo

Notte dopo notte fingiamo che tutto vada bene

Ma io sono cresciuto e

Tu sei cresciuta e raffreddata e

Non c'è più nulla di divertente."

 

È ormai da un po’ di tempo che il silenzio, tra noi, ha riempito ogni spazio. L’altra sera, quando son tornato a casa dall’ufficio, tardi, come mi capita ormai spesso di fare, lei era lì, sul divano. Quasi di spalle. Ha ignorato il mio arrivo e ha continuato, distaccata, nel suo strano silenzio. Ho tolto la giacca e mi sono seduto accanto a lei. In quel silenzio, con i gomiti poggiati alle ginocchia, ho aspettato che un richiamo scattasse, che un qualche bisogno si attivasse. Nulla. Sempre solo silenzio e nessuna voglia di prenderla tra le braccia. Con un retrogusto amaro, me ne sono andato a dormire lasciandola lì senza darle spiegazioni. Non sarebbe servito a nulla. Ho cercato inutilmente di capire il perché di questa strana distanza tra noi. Malgrado l’avessi sempre trattata con la delicatezza che merita, con tutto l’amore, la possibile attenzione per ciò che lei è sempre stata in grado di darmi, ora sembra essere lontana. Seduto, la guardo fissa e ripenso a tutte le volte che mi ha aiutato a cacciare la malinconia, a tutte le volte che insieme abbiamo giocato con gli amici, a tutte le sere in cui, insieme, intimamente, abbiamo dato sfogo alla creatività ed abbiamo unito la nostra essenza per far nascere un’emozione. Amore vero. Non mi sembra possibile ma ora lei è lì senza nessun richiamo. E senza pudore, non nascondo il piacere dell’abbandono ai profumi e agli altri segni che mi restano sulle mani dopo i nostri incontri intimi. Ed in macchina, proprio ripensando a tutto questo, ho sentito un fremito, una scintilla. Non posso più aspettare. Arrivo a casa. Dopo il rito della giacca allento la cravatta, sbottono la camicia al collo ed ai polsini. Lei è lì. Mi siedo accanto. Insicuro, giro il mio sguardo verso di lei. La sento complice. Le poggio una mano sul fianco. Sento una certa vibrazione. Quasi involontariamente, come se ci fosse un richiamo magnetico, me la trovo sdraiata sulle gambe. La mente si avvia alla ricerca delle parole giuste ma in certi casi, e son certo che lo sapete, è meglio tacere. La luce soffusa aiuta la poesia del momento. Chiudo gli occhi e mi accascio completamente sul divano. Accarezzo, il profilo dei suoi fianchi : arrotondati, sinuosi, invitanti. Lei mi lascia fare. Sempre ad occhi chiusi l’avvicino a me. La stringo forte qual tanto che basta per attivare quell’istinto che tra noi è naturale. La mano segue, molto lentamente, la forma rotonda di lei su cui abitualmente poggia il peso. Lei mi lascia fare. Accarezzo con un dito il fluido ingresso della sua dolce apertura dove da lei tutto può nascere. Da ciò che sento, capisco. Capisco che dipendeva tutto  dall’assenza di ispirazione. Ora so. So che nulla è cambiato. Siamo ancora insieme. Io e la mia chitarra.

 

f.

 

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mercoledì, 24 ottobre 2007

 

Un po’, lo son stato anche di mare. Seppur non licantropo, io sono un lupo. Vivo nel mio tempo. Anzi. Sopravvivo nel mio tempo. Travestito da umano, mi muovo tra gli umani. La maschera è perfetta e mai nessuno ha dubitato della mia natura umana. Ma poi il momento arriva. Il lupo ringhia dentro. Si agita. Vuole uscire. Andare a caccia. Mordere la carne della vita con i canini aguzzi e avidi. Sentire il sangue grondare dal mento, mentre la vita si dimena inutilmente per sfuggire al predatore che, inesorabile, vuole strapparle le carni. Libero. Come un lupo. Il muso rivolto al cielo, ululo e lancio il mio richiamo.

 

E se formiamo un branco, saremo invincibili. Parafrasando Jack, un lupo che ulula alla luna è un “lupo solitario”. Due lupi che ululano alla luna è il segnale dell’attacco.

 

Lupi.

 

f.

 

 

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lunedì, 15 ottobre 2007

 

e se nella corsa al metrò AL fosse salito e GEORGE W. fosse rimasto fuori ?

 

L’ipotesi che una Entità precisa e consapevole, il cui fine sarà a noi noto alla fine dei tempi, abbia creato l’universo con l’unico scopo di contenere la specie umana, ritengo non abbia nessun fondamento concreto. Pensare che ogni essere umano già vissuto, vivente e che vivrà, abbia un’anima non intesa come “essenza del se” ma come “reale elemento aggiuntivo nel se” (oltre al cervello, alla mente e ciò che riconosciamo come Ego) che si ricongiungerà con il Creatore alla fine dei tempi, è una visione ottimistica -seppur illusoria- che aiuta sicuramente ad affrontare il quotidiano malessere causato dal vivere. La visione antropocentrica della realtà, è a mio avviso il più grave errore del pensiero umano. Maremoti e terremoti, vulcani e uragani, dimostrano che il pianeta che noi chiamiamo Terra, non ha il benché minimo interesse nei confronti dell’essere umano e lo tratta senza nessuna referenza palesando nei suoi confronti la sua totale assenza di attribuzione di senso verso l’umanità intera.

 

Il nostro cervello, pilotato da una infinità di circuiti, ci crea, come fosse un ologramma, il concetto di anima. L’io essenziale. La nostra coscienza. L’interlocutore “reale” del nostro dialogo interiore. In realtà il nostro cervello è solo un potentissimo elaboratore a neuroni con HARD-DISK ed il giorno che mancherà la corrente, TUTTI i dati e le formule andranno perduti IRRIMEDIABILMENTE e quando l’ultimo ricordo del nostro passaggio sarà svanito, sarà come se NON fossimo MAI esistiti. Certo non è incoraggiante ma credo che sia così. Tra qualche tempo, io non sarò più su questo mondo. E nessuno ricorderà chi sono stato e cosa ho fatto. Ma ci saranno altri. Altri sguardi coscienti verso l’universo. Sguardi coscienti. Null’altro. Non poco.

 

Per questo :

1.      Nutriamo la meraviglia della nostra esistenza.

2.     Proteggiamo il nostro Pianeta, altrimenti dovremo proteggerci dal nostro Pianeta.

 

 

Lettura suggerita : M. Minsky – La società della mente.

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 16:38 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 10 ottobre 2007

Quando lo sciamano danza

Quando il vento sale

Quando LEI mi è vicina seppur lontana

Quando piove forte

 

Quando il pensiero è assente

Quando non ho fame

Quando la musica commuove

Quando non serve un dio

 

allora sono.

 

f.

postato da: Ferlinghetti alle ore 19:33 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 02 ottobre 2007

Astronauta

 

Perché viaggio

Nel silenzio

Tra le stelle luminose

e LEI è la stella più luminosa

 

Guardo il blu della Terra

So quanto son piccoli gli uomini

Ed io piccolo tra loro

E tra i pianeti il nulla

 

L’infinito.

 

Giornalista - : “Mr. Queen : una parola per i suoi fan ..”

Mr. Queen - : “ ah .. si … ecco … ASTRONAUTA”

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 19:29 | Permalink | commenti (4)
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