giovedì, 29 novembre 2007

A voi fratelli di strada

Compagni di sventura

Siamo sull’ultimo vagone di un treno impazzito

Ritmo ROCK di Ruota su Rotaia e Ragni

Salviamo la nostra anima!

 

Anima ?

Così non può durare

L'esistenza è altrove

Urlare nella notte

Per svegliarmi stanco di soffrire

Innamorato della vita

 

La vita ?

Il susseguirsi dei disperati passi incerti di un bambino cieco

Occhi gonfi di lacrime

Se ne cade una cederai

Accarezzo un sogno

Pace e silenzio

 

Dove ?

Nel limbo della notte

tra sogno e verità

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 18:48 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 26 novembre 2007

  

HER (Lisa)

Cosa ci faccio io qui? Questa è la domanda, Jimi.

Perchè sono qui e non in un altro posto?

Forse Jimi ha bisogno di Lisa e Lisa ha bisogno di Jimi...

Però l'amore non è bisogno o dipendenza, l'amore è amore e basta...

E non ti devi aspettare niente in cambio ...

Ma noi ci amiamo ancora, Jimi?

Cosa ci fa qui Lisa?

 

[…]

 

HIM (Jimi)

Era ormai un anno che Lisa se n'era andata... e io navigavo di nuovo in un mare scuro... Altre volte ne ero uscito, ma questa volta non avevo più stelle nell'anima... Non so se vi è mai capitato... Ti svegli al mattino e il tuo solo desiderio è quello di sprofondare di nuovo nel buio, meglio senza sogni, comunque non ricominciare a vivere...Non so dove siete in questo momento, ma provate a pensarci: il vostro sangue è diventato denso come catrame, i pensieri giacciono al suolo come uccelli morti, il respiro è sospeso....

 

[...]

 

Inutile negarlo: mi ero perso...

 [...]

 

Agglomerato 23-12, Chelsea Hotel

Int. Giorno.

 

NIRVANA 1997

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 14:20 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 21 novembre 2007

C’erano voluti 56 anni per trovare Linda e era valsa la pena di aspettare. Un uomo doveva passare attraverso molte donne per trovare quella giusta e se aveva fortuna sarebbe stata lì. Un uomo che si fermava alla prima o alla seconda donna della sua vita era un ignorante; non aveva idea di cosa fosse una donna. Un uomo doveva seguire la sua strada e questo non significava semplicemente dormire con le donne e scoparle una o due volte; significava vivere con le donne per mesi e per anni. Non biasimo gli uomini che ne hanno paura: cercano solo un appiglio per l’anima. Naturalmente ci sono uomini che si mettono con le donne, rinunciano alla lotta, dicono è così, è il meglio che posso fare. Il mondo ne è in realtà pieno, quasi tutta la gente vive sotto la bandiera dell’armistizio: si rende conto che non funziona ma non importa, facciamolo funzionare, non serve a nulla rifare sempre la stessa strada, cosa c’è in tv stasera? Niente. Bé, guardiamola lo stesso… E’ meglio che guardarsi l’un l’altro, è meglio che pensarCi. La tv tiene unite molte più coppie di quanto non facciano i bambini o la chiesa.

Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, che odiano il loro lavoro e sono spaventati all’idea di perderlo: non c’è da stupirsi che le loro facce abbiano l’aspetto che hanno. E’ quasi impossibile osservare una fisionomia media senza doversi infine voltare dall’altra parte e guardare qualcos’altro, qualunque altra cosa, un’arancia, una roccia, una bottiglia di trementina o il culo di un cane. Non ci sono facce decenti nemmeno nelle prigioni e nei manicomi e il dottore che si china su di te mentre stai morendo indossa la maschera dell’idiota. A me non piace la mia stessa faccia, odio gli specchi; abbiamo sbagliato in qualche posto in qualche tempo molto tempo fa e non riusciamo a trovare la strada per tornare indietro. Che merda, eh, fratello, che la nostra stessa merda abbia un aspetto migliore di noi…

  

Shakespeare non l’avrebbe mai fatto – Charles Henry Bukowsky

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 19:40 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 19 novembre 2007

 

Ho navigato molte miglia. Alcune veramente dure. Altre meno. In mare aperto, in estate, quando il cielo è letteralmente PIENO di stelle, nessuna di loro è in grado di riflettere la sua luce sul manto nero dell’acqua buia. Solo lei ce la fa : la Luna. Una larga striscia argentata. Un faro luminoso proiettato su un sipario nero. La compagnia che preferivo a bordo era quella delle mie sigarette, del chinotto in lattina e di una chitarra mezza rotta con cui a volte passavo il mio tempo. Il tempo. In mare il tempo scorre secondo altri canoni. Ha ritmi diversi. Al largo di Beirut, quando il sole si avvicina all’orizzonte e il  riflesso dei suoi raggi rende l’aria un po’ rosa, tutto rallenta. Nel golfo del Leone, presi mare forza 9 in aumento. Come stare su un ottovolante per alcune ore. Dalla plancia, vedi la prua della nave che si inabissa sommersa dalle onde e allora speri che Archimede e il suo principio siano punti fermi della tua vita e non solo illazioni. Molte tonnellate di ferro sbattute qua e la come fossero un ridicolo rametto. Dal porto del Pireo ho avuto il privilegio di guardare Atene sotto la neve. A Izmir in Turchia, l’antica Smirne, gustai spezie e cibi dai profumi intensi, vagamente afrodisiaci. L’acqua del porto di Larnaca era pulita e chiara come una piscina e molti saltarono in acqua dalla banchina. A terra, una volta entrammo in un bar non lontano dal porto. Mi sentivo sul set di un film. Marinai di tutte le nazionalità scolavano smodate quantità di alcol da piccoli bicchieri, con mani callose e avambracci tatuati con nomi di donna o ancore e velieri. Surreale. Al banco c’era Chantal. Due occhi grandi come i sottobicchieri che stavano sul bancone e un sorriso dolce che avrebbe intenerito pure Achab e il suo nostromo. Il compito di Chantal era il seguente : il primo bicchiere di Southern Comfort te lo offre lei. A seconda di come reagisci, forse ti concede il secondo. Alcuni crollavano, ubriachi, già dopo il primo giro e un’abbondate dose del suo sorriso. Da li in poi, tutto costava il doppio. Ma più che per Chantal, il colpo alla nave –e al suo equipaggio- arrivò per il Southern Comfort. Una notte, forse era quasi mattina, camminavo sul ponte di dritta andando verso poppa. Da lontano, arriva un suono strano : come un lungo sibilo crescente che si ferma di colpo con uno schioccante DING! RiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiDING! RiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiDING! RiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiDING! Man mano che mi avvicino a poppa, lo sento sempre più forte. Arrivo a poppa e guardando la bianca scia delle eliche capisco : una bottiglia di Southern Comfort –ormai svuotata- ruotava sul suo asse producendo il sibilo crescente e finiva la sua corsa, delimitata da una bitta e da un paratia, col colpo del suo DING! Almeno 3 uomini dell’equipaggio erano KO sdraiati sotto al cielo stellato. Praticamente svenuti. Una mattina la mia squadra viene proposta per sistemare un’emergenza : svuotare il locale delle cime di prua. Inconsapevole di ciò che significasse, andai con gli altri sul luogo indicato. Il portello stagno, con tanto di volano d’apertura, era già alzato. Il mare non era molto forte ma lo si definiva “lungo”, ovvero le onde, inesorabili, alzavano la prua di qualche grado e, lentamente su su su e poi giù giù giù, altrettanto lentamente. Entrammo nello stretto cunicolo e ci agganciammo alla scaletta. Il locale era alto non più di due metri. A terra c’erano quaranta centimetri d’acqua che avremmo dovuto svuotare a secchiate. Quando il capo gruppo disse - : “occhio al tempo”, pensavo si riferisse alle grandi nuvole che minacciose si addensavano. Mi sbagliavo. Intendeva il ritmo. Il ritmo del mare. Il ritmo, lento, con cui la nave saliva inesorabile e calava facendoti sentire leggero. Non badai al tempo e col mio volenteroso secchio mi abbassai per la prima secchiata d’acqua. Lo feci mentre la nave scendeva nel vuoto tra due onde. Alzai il secchio verso l’altro, insieme al mio sguardo, per passarlo fuori e prendere un secchio vuoto. Andavo “contro tempo”. Quando riabbassai lo sguardo, e il secchio, la nausea era ormai insopportabile. Mollai tutto e scappai a vomitare. Perché a bordo di una nave, quando navighi per molte miglia, vomitare è una delle tante cose che si fanno abitualmente. Mangi, dormi, ti lavi, vomiti … fa parte della vita quasi quotidiana. Un po’ abbattuto dalla mia brutta figura, essere costretto a lasciare gli altri a lavorare non era esattamente un elemento distintivo e ben caratterizzante, andai dopo a trovare Capo M. -il Capo Reparto- a cui raccontai l’episodio. Lui, Capo M., era un signore di Napoli, molto distinto con i baffi scuri. E con il suo accento sincero, da uomo del sud, credo che capì il mio imbarazzo e mi disse che lui che navigava ormai da molti anni, il mal di mare lo soffriva ancora. Perché di mal di mare, non si guarisce e non ci si abitua. Così, mi raccontò questa sua storiella. Mi disse - : “Un giorno del mio primo mese d’imbarco prendemmo mare forte. Non ero abituato a tanto sbattere e dopo poco cominciai a vomitare. Subito dopo mi sentii meglio e, preso dalla sete causata dalla mancanza di liquidi, mi feci mezza bottiglia d’acqua. Tre minuti e ricominciai a vomitare. Avevo i crampi allo stomaco. Gli occhi quasi fuori dalle orbite.” Ero preso dal suo racconto. Mi sembrava di capire esattamente cosa stesse dicendo. Poi, con aria seria mi disse - : “È impossibile resistere. Se prendi mare per sette giorni o più, non puoi intossicarti di pasticchette … che se poi non le prendi per tempo non ti fanno niente. Insomma non riuscivo a smettere di vomitare” mi disse. “e dopo buoni venti minuti che vomitavo e vomitavo, sputai un liquido acido dal sapore insopportabile. Poi, sentii in bocca … come cerchietto gommoso. Ma quello non lo sputai. Era il buco del culo.”

 

Questa è la storia di Capo M. che dall’alto della sua esperienza seppe insegnarmi a sopportare il malessere del mare e a riderci sopra.

Come nella vita.

Seppi poi.

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 18:47 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 17 novembre 2007
Phy

 

“Osare deperimetra”

 

E Ora serve Tempo. Prendetevelo.

 

f.

 

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 10:52 | Permalink | commenti (8)
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martedì, 13 novembre 2007

C’è un posto dove mi piace nascondermi

Quando il silenzio è assordante

Tra le pieghe dell’anima

Cerco di mantenermi in equilibrio

 

Nostalgia d’agosto e di dialoghi intensi

Quando la magia cattura

E l’ispirazione esalta i sapori

Di giornate di lieta solitudine

 

Mi sottraggo al dolore e canto

Per il vento amico

Divido le ore in segmenti di vita

E spargo cenere di ciò che era

 

Mi svelo i miei segreti

Ne vivo le conseguenze

Attiro su di me la mia attenzione

E nego al pensiero di essere presente

 

Scrivo per i miei occhi svogliati

Raccolgo nell’album del mio cuore

Le immagini di ciò che non è

E il peso del non detto

 

Colleziono cartoline da realtà altrui

Dove i pensieri sembrano mischiarsi

Dove la Parola diventa Regina

Ma il senso resta vago e inconsistente

 

Ho un giaccone nero e storie da raccontare

Di mari che furono

Di donne assassine

E di amanti appassionate

 

Ora vado

Riprendo le mie cose e vado

Dove l’inverno scalda e le passioni bruciano

In un alone di fumo bianco

 

Le battaglie del tempo si perdono sempre

Non basta un dito a tappare la falla della diga

Il vino è finito

La festa pure

 

Con fiducia

Guardo al futuro

Ieri

Finalmente

 

In silenziosa lucidità

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 14:07 | Permalink | commenti (4)
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venerdì, 09 novembre 2007

 

ASCOLTARE con gli occhi il sorriso di LEI e quello che c’è intorno

GUARDARE la vibrazione dello sterno mentre suono il mio basso preferito

GUSTARE il profumo delle pagine dei libri appena letti

TOCCARE la ruvida perfezione della Poesia in tutte le Arti

ANNUSARE il sapore un po’ amaro di una pinta di birra in Irlanda. O a Cuba.

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 18:32 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 08 novembre 2007

 

Le azioni del mondo non influenzano il sole
e i nemici è sicuro sono dentro di noi
com'è possibile restare ciechi per così lungo tempo

Mi trovavo a lottare contro i miei fantasmi
spostandomi in avanti per quanto lo permette la catena

 

Era l'estate del '63 un pomeriggio assolato
da un juke-box di un bar completamente vuoto
"She loves you ye ye ye"

 

Franco Battiato - Il Vuoto

postato da: Ferlinghetti alle ore 14:24 | Permalink | commenti (8)
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venerdì, 02 novembre 2007

 

Poeta

Uno ogni 100 anni

Il poeta all’idroscalo

morto di libertà per la lieta libertà

e per le belle bandiere che sventolano libere

L’eroe della parola

Tradisce il suo sentimento solo nella morte

E se tutto non ha senso,

dove sei ora ? insegnami a pensare

e tu

assassino distratto per

un soldo hai venduto la vita del Poeta e

hai rubato il soffio lirico dell’avvenire.

bastardo ragazzo solo

 

f.

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 08:53 | Permalink | commenti (4)
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