domenica, 16 marzo 2008

Giunti alla quarta puntata dell’Our Favourite Shop, eccomi a presentarvi un Manifesto. Non un noioso e artefatto lavoro concettuale ma una manciata di parole scritte da uno dei più grandi poeti del ‘900 : Allen Ginsberg.

 

Vagando tra Calcutta e Benares, Allen incontrò dei giovani poeti “clandestini” e li condusse a scrivere un manifesto e diramò il suo decalogo:

 

“Mai imitare la realtà di Aristotele, ma cogliere di sorpresa sotto il genitale dell’Arte la puttana realtà non smaltata; lasciare che il mutismo esploda in parole senza rompere il silenzio; sciogliere un furore creativo al fine di disfare il mondo artificiale e ricominciare dal caos; sfruttare ogni matrice dei sensi tranne quella dello scrittore”

 

Nelle poche righe sopra, a mio avviso, c’è tutta la natura rivoluzionaria di Ginsberg ed in generale di tutti i beat che rifiutavano di sottomettersi ai miti fasulli e soprattutto del denaro come modo di pensare e di essere.

 

A completamento e per chiarire meglio il quadro di uno dei periodi dove l’Umanità ha espresso vette inimmaginabili di fermento artistico, riporto sotto un estratto scritto da una delle migliori donne del ‘900 : Fernanda Pivano.

 

L’attualità di quanto riportato è sconcertante. La differenza con allora è che oggi “la narcosi” citata dalla Pivano ha colpito così duramente il sistema nervoso centrale delle società, che nessun fermento artistico o politico sembra volersi affacciare all’orizzonte.

 

 

Primavera 1964

 

"La narcosi del benessere economico, del miglioramento delle condizioni generali di vita, dell’automobile frigorifero lavatrice televisione università alloggio turismo per tutti – insomma, della civiltà del consumo – ha ipnotizzato così bene la massa della piccola borghesia da convincerla che il suo è il migliore dei mondi possibili e farle considerare assurda una qualsiasi protesta. Nella sua ipnosi la piccola borghesia non scorge l’abbassamento, l’involgarimento, la spersonalizzazione del nuovo livello medio. Assorta com’è nell’adorazione sempre più fanatica del denaro, va dimenticando – sempre più spesso ha dimenticato – gli immemoriali valori che danno senso alla vita umana (primo fra tutti la fantasia creativa) e che si realizzano con l’esplicazione delle singole personalità; e pare convergere pensieri e desideri, speranze ed ansie sul possesso di simboli (non da lei scelti ma impostile dalla pubblicità) di una potenza economica in realtà fine a se stessa. I simboli della potenza economica per il piccolo borghese sono, si sa, l’automobile, la lavatrice, il frigorifero, la televisione.  Non è, si badi, che il piccolo borghese voglia l’automobile perché è utile, o la televisione perché è divertente: li vuole soprattutto per poter dire che li possiede, che li ha anche lui “come tutti gli altri”, che dunque è alla pari degli altri, è potente come gli altri. Quest’alterazione mostruosa, per la quale oggetti creati per la felicità fisica degli uomini, per ridurne la fatica e i disagi, sono diventati fonti di ansietà e causa di melanconici complessi di inferiorità o si superiorità, riesce tanto più squallida quando si pensi che la sicurezza economica di cui quegli oggetti sono ormai diventati simboli, è in realtà effimera quanto può esserlo una sovrastruttura basata su un sistema inesorabile di rate e scadenze, impegni e doveri.

Il piccolo borghese […] che si sente tanto sicuro e potente perché ha quell’automobile frigorifero lavatrice televisione alloggio come tutti, in realtà è solo indebitato fino al collo per pagare le varie rate […] e guarda la televisione, finché va a letto estenuato, annoiato, immeschinito, smidollato, rintronato dalla martellante propaganda televisiva verso nuovi sogni rateali, nuove schiavitù, nuove miserie camuffate. Ma convinto che il suo sia il migliore dei mondi possibile."

 

 

postato da: Ferlinghetti alle ore 17:55 | Permalink | commenti (11)
Commenti
#1   16 Marzo 2008 - 23:20
 
Sai... il brutto è che la gente oggi si rende conto che questo non è il migliore dei mondi possibile. Ma non perché capisca che siamo schiavi, bensì perché non riesca ad essere schiava senza provare estenuante fatica. La gente oggi cerca d'esser schiava ma senza soffrire.

D.
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#2   16 Marzo 2008 - 23:22
 
...riesca? ...era meglio "riesce" ;)
D.
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#3   18 Marzo 2008 - 19:18
 
un post molto intellettuale... o come sempre sono io che sono troppo prosaica e dozzinale?
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#4   18 Marzo 2008 - 19:20
 
il fatto è che io penso che il vuoto riguardi tutti, a prescindere dalle categorie sociali. Non so, forse oggi sono davvero troppo tetra.
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#5   20 Marzo 2008 - 16:55
 
@evenevil : ovviamente non ho la verità in tasca ma credo che è ormai acclarato che ci trattano SOLO come consumatori e non più come cittadini e ancor meno come elettori. Abbiamo un senso solo se consumiamo. E per fare questo, TV, giornali, pubblicità, film e fiction, molti dei prodotti che qualcuno chiama libri, in realtà sono solo il mezzo con cui narcotizzare le mente.
Abbattere la capacità di indignazione. Questo è il loro obiettivo. Tutto è lecito per abbassare il livello di consapevolezza e mantenere legati a falsi bisogni i cittadini/elettori, in modo che siano solo CONSUMATORI.

Ricominciamo dal CAOS! ;)

f.

@marchesa : a volte cado nella trappola di fingermi intellettuale ma non so sono. Fingo! ;)
E tu non essere rabbuiata fino a sentirti tetra! Allen Ginsberg ci dà un consiglio : Freghiamocene delle regole e viviamo come cazzo ci pare! Mi sembra un buon consiglio!

:)

f.

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#6   22 Marzo 2008 - 14:27
 
concordo per il caos!

lqiucuhbqjkecb23fdqrfvg34vq34g£&/(()
:)

D.
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#7   24 Marzo 2008 - 22:34
 
quaggiù, in Siculandia, in taluni casi si sta ancora abbastanza male per scrivere bene... il "benessere" non è così diffuso
Ovunque il precariame rivela, come un dito nella piaga, il peggiore dei mondi possibili, consegnato chiavi in mano. Insomma siamo in un fondo tutto da raccontare, io ho intenzione di farlo. Il fatto è che "chi scrive" oggi di oggi, non viene ascoltato. il mercato infagocita se stesso: anche i libri sono roba da consumare, come i jeans fuori moda e le lavatrici fatte per non durare.
Vince Moccia. Per ora.
Un lungo viaggio comincia a piccoli passi, siamo ancora on the road, on the blog.
Il Tempo ci restiuirà l'ascolto, ci vedrà.
:-)
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#8   27 Marzo 2008 - 06:12
 
@evenevil : SI! Caos & Disordine! ;)

@farolit : Mio dolce fiore, la narcosi citata da Fernanda, allora colpiva la borghesia. Oggi colpisce anche molti di coloro che lavorano in modo precario. Alcuni pensano che è meglio un lavoro precario che non averlo proprio. Vittime anche loro di una politica feudale, di media faziosi e di un mercato crudele. Si, mio fiore, anche quello dei testi (chiamarli libri mi da una certa nausea) come quelli di Moccia.

Piccoli passi On the Road. Ti camminerò accanto ... e sfideremo insieme ancora il tempo*!


*David Sylvian

f.


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#9   27 Marzo 2008 - 11:47
 
Sono stati il sale della mia crescita! Condivido. Cari saluti.
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#10   28 Marzo 2008 - 21:50
 
Manifesto ? Quale dei due ? Entrambi ! E' nei perìodi più di sofferenza che nascono le espressioni artistiche più belle. Vedremo,io sento tanto bisogno di nuove avanguardie.
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#11   31 Marzo 2008 - 13:44
 
@SaR : La tua crescita deve esser stata MOLTO saporita! Ce ne fossero acneh oggi di pensatori così!
Un caro saluto e un abbraccio

f.

@tristantzara : Il Manifesto di Ginsberg, sono le poche righe in corsivo. A volte bastano poche parole per dire tutto ciò che c'è da dire. Mi associo al tuo bisogno!
A presto!

f.
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Commenti

categoria:our favourite shop